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LAV - Condanna per maltrattamenti

Pubblicato il 11 years ago da Cati

A Venatia, in provincia di Torino

26/10/2006

Cavalli, conigli, bovini, galline e altri animali sottoposti a gravi maltrattamenti, per la prima volta in Italia hanno avuto giustizia da parte di un Tribunale penale in composizione collegiale anziché monocratica, perché l’imputato era accusato di gravissimi reati, tra cui la ricettazione di armi. Stamattina, presso il Tribunale Penale di Torino (V° Sezione) - presidente del Collegio il dott. Maccario, giudici a latere Strata e La Gatta, Pubblico Ministero dott.ssa Ghi – si è tenuta l’udienza conclusiva del processo iniziato il 28 febbraio scorso a carico di Rosario Palermo, imputato anche di maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.), reato per cui la LAV si è costituita parte civile, assistita dall’Avv. Valentina Stefutti. L’imputato è stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione per ricettazione e detenzione abusiva di armi e per maltrattamento di animali. È stato, inoltre condannato al pagamento di 10mila euro di risarcimento alla LAV oltre che al pagamento delle spese legali e processuali.

“Si tratta di una sentenza esemplare, che finalmente rende giustizia agli animali - commenta Ciro Troiano, responsabile SOS Maltrattamenti della LAV - la prima con una condanna alla reclusione, emessa da un Tribunale collegiale. Sebbene il responsabile non andrà in carcere a causa del recente indulto, è sicuramente un evento storico per la giustizia nei riguardi degli animali perché crea un precedente; il fatto è ancora più importante se si pensa che gli animali coinvolti, maiali, galline, mucche, capre, asini, conigli, sono animali che non godono di particolare considerazione, considerato il loro sfruttamento a scopo alimentare”.

I fatti risalgono al marzo 2005, quando in un piccolo allevamento di animali, a Venaria Reale (Torino), numerosi animali vennero salvati grazie a un blitz di Polizia Municipale, Asl e Carabinieri del Nas, e al pronto intervento della LAV di Torino.

All’interno di un orto abusivo, in mezzo alle tante baracche sorte alle spalle del cimitero di Venaria, Rosario Palermo, un pensionato di 60 anni, aveva messo su un vero e proprio allevamento, con animali tenuti in condizioni pietose. Contestualmente furono trovare numerose armi.
Per crudeltà o comunque senza necessità, l’uomo è stato condannato per aver sottoposto un cane, due asini, due galli, otto galline, ventisei conigli, sette bovini, otto cavalli, due scrofe, tre oche e due capre, a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche, omettendo di provvedere alle necessarie cure mediche, senza fornirgli acqua e cibo adeguati, tanto da costringerli a cibarsi della carcassa di un ovino e di ossa varie bruciate; costringendoli in ambienti angusti, privi di illuminazione naturale, a competere tra loro per procurarsi il cibo, imprigionando con catene lunghe appena 30 cm. i bovini, tanto da impedirgli di muoversi se non per coricarsi.

In seguito al blitz, l’imputato fu arrestato per detenzione illecita di armi e gli animali sequestrati. Gli animali sono stati affidati alla LAV e attualmente vivono presso famiglie o strutture private. Ora con la confisca sarà possibile darli in adozione definitiva.


“È un risultato che ci aspettavamo - dichiara Gianluca Felicetti, presidente della LAV- confidando nella giustizia e nelle più severe pene introdotte dalla nuova normativa, la legge 189/04 contro il maltrattamento di animali: con la precedente semplice contravvenzione, il colpevole avrebbe rischiato appena una tirata d’orecchie. Grazie alla riforma del Codice penale operata dalla legge 189/04, le Forze dell’Ordine e la Magistratura hanno finalmente uno strumento di repressione più efficace. Questi animali sono stati salvati e sono accuditi grazie all’encomiabile lavoro delle Forze dell’Ordine, dei nostri volontari e sostenitori, nonché dell’avv. Valentina Stefutti, ai quali va un sentito ringraziamento; ma il nostro pensiero deve andare anche ai tanti altri animali maltrattati e uccisi, ai quali dobbiamo garantire rispetto, diritti e giustizia”. 

www.infolav.org