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LAV - Vivisezione

Pubblicato il 11 years ago da Cati

Nuova analisi LAV

16/10/2006

Vivisezione meno segreta: la LAV ha elaborato i dati raccolti dal Ministero della Salute relativi ai nuovi stabilimenti utilizzatori autorizzati a effettuare test su animali negli anni dal 2002-2005, all’utilizzo di cani, gatti e primati non umani, all’utilizzo di qualsiasi specie animale a fini didattici e al non ricorso all’anestesia negli anni 2003-2005.

Nel quadriennio 2002-2005, sono state rilasciate 198 autorizzazioni, la cui maggior parte sono integrazioni a precedenti autorizzazioni. I “nuovi” stabilimenti effettivi risultano essere 30, sorti nel quadriennio 2002-2005, una media di circa 8 l’anno. Salgono così a 581 in totale, in Italia, gli stabilimenti utilizzatori di animali a fini sperimentali considerando che quelli precedentemente autorizzati erano 551, per un totale circa 912.000 animali uccisi in un anno. Se si considerano invece le strutture fisiche includendo i laboratori presenti all’interno di medesime strutture, (come ad esempio i numerosi laboratori che fanno parte di uno stesso ateneo) il totale degli stabilimenti risulta essere 269 a cui vanno aggiunti i nuovi 30 autorizzati, per un totale di 299.

I “nuovi” stabilimenti autorizzati dal Ministero della Salute ad effettuare test su animali (stabilimenti ex novo e nuovi laboratori o dipartimenti di strutture già esistenti o integrazioni di autorizzazioni già ottenute) sono così distribuiti a livello regionale: 9 in Lombardia; 1 in Piemonte, Umbria, Abruzzo e Sardegna; 2 in Friuli Venezia Giulia, Campania e Puglia; 3 in Toscana; 4 in Lazio ed Emilia Romagna, in ordine decrescente.

Complessivamente, i 581 stabilimenti utilizzatori di animali a fini sperimentali sono così distribuiti: 130 si trovano in Lombardia, segue l’Emilia Romagna con 98, il Lazio con 61, la Toscana con 53, il Veneto con 39, il Piemonte, la Campania e la Sicilia rispettivamente con 27, le Marche con 23, la Sardegna con 20, l’Abruzzo e la Liguria con 17, il Friuli con 15, la Puglia con 14, l’Umbria con 5, la Calabria con 4, Basilicata 2, Molise e Trentino 1. La regione Lombardia detiene il primato in quanto a presenza di stabilimenti utilizzatori di animali a fini sperimentali, ma anche di allevamenti fornitori: il 50% è sul proprio territorio.

Peggiora il quadro della sperimentazione in deroga: sperimentazione su cani, gatti e primati non umani, utilizzo di qualsiasi specie animale a fini didattici; non ricorso ad anestesia: le autorizzazioni sono aumentate da 113 nel 2004 a 144 nel 2005, in testa Lazio (ben 125), Veneto (54) e Toscana (49).

“Per legge la sperimentazione in deroga dovrebbe costituire l’eccezione e non la regola, mentre invece rappresenta circa il 20% del totale della sperimentazione – dichiara Roberta Bartocci, responsabile LAV settore vivisezione - Inoltre, negli ultimi anni, la ricerca per lo sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale sta facendo molti passi in avanti e gli sforzi a livello internazionale stanno dando buoni frutti. In Italia, invece, il principio per il quale il metodo alternativo debba essere preferito all’impiego di animali viene del tutto ignorato sia dall’utilizzatore di animali che dalle Autorità preposte al controllo. Una situazione che va peraltro a tutto danno della ricerca biomedica italiana.”
La sperimentazione in deroga a fini didattici (addestramento chirurgico e altri usi) continua ad essere praticata - 10 nel 2003, 15 nel 2004 e 12 nel 2005 - sebbene la normativa sia particolarmente restrittiva e preveda quindi il riscorso ad essa solo in caso di inderogabile necessità e quando non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi. Inoltre, l’uso di animali a fini didattici non è richiesto obbligatoriamente dalla legge, così come non lo è tutta la ricerca di base. Questo significa che in questi ambiti il ricorso a metodi alternativi dipende esclusivamente dalla volontà degli utilizzatori di animali ed è quindi del tutto discrezionale.
“Il ricorso ad animali in ambito didattico potrebbe essere completamente evitato, eppure il Ministero della Salute e il suo braccio tecnico scientifico, l’Istituto Superiore di Sanità, ignorano del tutto la disponibilità di metodi alternativi di comprovata efficacia per ogni applicazione: dai CD rom, plastici e video per le esercitazioni pre laurea di anatomia, fisiologia e farmacologia, ai manichini e simulatori virtuali utilizzabili dagli aspiranti chirurghi. L’uso di questi metodi permetterebbe una concreta e immediata possibilità di risparmiare animali ad una inutile e anacronistica fine - continua Roberta Bartocci - L’uso principale di animali vivi in ambito didattico (se utilizzati già morti non è previsto che gli utilizzatori debbano comunicarne l’uso alle autorità, quindi è plausibile un impiego di animali in esercitazioni di anatomia, fisiologia, etc. senza però che questi risultino tra i dati ufficiali) risulta essere l’addestramento chirurgico, condotto su maiali e ratti. Eppure anche in questo ambito i metodi alternativi - manichini e simulatori - sono disponibili e di comprovata efficacia.”
Dall’analisi delle nuove autorizzazioni concesse emergono alcune informazioni verso le quali la LAV esprime la sua critica etica e scientifica fondata sul dato oggettivo e scientifico, che nessuna specie animale può essere un modello sperimentale per un’altra, mana compresa (pertanto la sperimentazione animale si basa su un errore metodologico), tanto che il 92% dei farmaci risultati innocui sugli animali vengono poi scartati durante le prove cliniche sugli esseri umani (fonte: The Scientist , 2005; Technology review, 2004).
- La ricerca su animali in ambito neuroscientifico risulta molto diffusa ma in psichiatria l’errore metodologico risulta doppio perché con gli animali non condividiamo il linguaggio, indispensabile per comprendere le dinamiche psichiche e avanzare una diagnosi.
- sono stati effettuati test di tossicità sul Nimesulide (antinfiammatorio): in letteratura vi sono numerosi studi su questo farmaco, cosa fa il Ministero della Salute per evitare la dolorosa, inutile e costosa ripetizione di esperimenti?
- L’impiego di ratti e topi da parte della Glaxo, nel 2005, per la valutazione del desiderio sessuale, oltre ad essere un esperimento discutibile sul piano scientifico ed etico, è ai limiti del grottesco.
- L’impiego di animali per la ricerca su sostanze d’abuso (alcool, mariujiana, fumo) potrebbe invece basarsi sullo studio di quella parte della popolazione umana che fa abitualmente uso di tali sostanze, con risultati più immediati e attendibili.
- Risultano stabilimenti autorizzati anche un centro del Corpo Forestale dello Stato (Pisa), autorizzato all’impiego di lepri, e il Parco Miramare di Trieste, che non specifica le specie impiegate. La LAV ha già inviato richiesta di accesso agli atti alle prefetture ed ai responsabili di competenza per fare chiarezza.
- Ricerca su xenotrapianti all’Università di Padova: le implicazioni etiche da una parte e i problemi di rigetto, anche per organi di una stessa specie, sono tali che questa ricerca oltre ad essere fantascienza, tortura di animali e spreco di denaro, illude i malati in attesa di trapianto.
- Alcuni laboratori universitari specificano specie o denominazione dei laboratori per la prima volta nonostante la prima autorizzazione risalga a molti anni prima. Un esempio è l’Università di Lecce che nel 1994, quando venne autorizzata come stabilimento utilizzatore, non aveva segnalato né laboratori né specie. Negli ultimi 12 anni come sono stati effettuati i controlli? Se non si conoscono a priori le specie impiegate come possono i veterinari preposti eseguire controlli rigorosi sul benessere degli animali impiegati?
In più di un caso si specifica che gli animali impiegati nella didattica saranno sostituiti con materiale audiovisivo, ovvero si infrange la normativa in maniera palese... perché non utilizzarlo subito? Ad esempio:
- in due casi (Università di Firenze e Ospedale Careggi, Firenze) nel 2004 e 2005 si usano suini per esercitazioni di emergenza medica. Eppure da tempo è disponibile il manichino SAM, che simula diverse condizioni di emergenza medica e già adottato in un progetto formativo per l’addestramento di 600 medici nella Regione Veneto. Perchè a Firenze non si usa il manichino SAM invece degli animali?
- Altra violazione della normativa per non utilizzo di metodi alternativi è quello della produzione di anticorpi monoclonali con metodo ascitico, un metodo che provoca dolori e sofferenza agli animali e che già da diversi anni è sostituibile con la produzione in vitro, così come raccomandato da ECVAM. Eppure la ditta PRIMM di Milano nel 2003 ha chiesto l’autorizzazione per questo tipo di procedura.
-Analogamente al caso degli anticorpi, si usano animali anche per rintracciare la presenza di biotossine algali in molluschi bivalvi e acque bagnabili: in Germania dal 1980 si ricorre per questi test all’analisi chimica, un metodo scientifico e rigoroso rispetto all’impiego di animali.

“L’indagine conferma che i punti interrogativi su questa materia, dati alla mano, sono fin troppo numerosi e la discrezionalità sembra essere il denominatore comune: com’è possibile eseguire adeguati controlli se la gestione della sperimentazione animale è così confusa e lontana dall’innovazione scientifica che va inevitabilmente nella direzione dello sviluppo e dell’uso dei metodi alternativi? - conclude Gianluca Felicetti, presidente della LAV – Chiediamo alle Commissioni Sanità di Camera e Senato di aprire un’indagine per fare luce sui tanti punti critici sollevati, nell’interesse del diritto alla salute dei cittadini. Chiediamo di mettere in pratica e subito l’impegno del Programma di Governo per la progressiva abolizione dei test su animali e la promozione dei metodi alternativi, e che vengano subito approvate le proposte di legge già presentate”.

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